Ulysses Owens Jr. & Generation Y | A New Beat

12.04.2024

La cosiddetta Generazione Y si riferisce a persone nate tra la metà degli anni '80 e ‘90. Si tratta quindi, grosso modo, di trenta o al massimo quarantenni che in questo specifico caso costituiscono un particolare nucleo di musicisti ad accompagnare il batterista Ulysses Owens Jr. nel suo ultimo album e quinto da titolare, A New Beat, condividendone la paternità proprio sotto il nome di Generation Y. Ovviamente, Owens, di qualche anno più anziano, è consapevole del proprio status di mentore per gran parte degli artisti che partecipano all'album, avendo oltretutto ottenuto, da circa sette anni, l'incarico di docenza alla Julliard School di New York. Tutto questo quasi per ripagare simbolicamente un analogo debito di riconoscenza verso coloro che furono, ai tempi, i suoi maestri e ispiratori, soprattutto il pianista Mulgrow Miller e il trombettista Roy Hargrove, e in effetti è lo stesso Owens a osservare che “...è così che sono stato introdotto sulla scena, attraverso i miei mentori” - fonte Lydia Liebman Promotions 20/11/23.

 

Il titolo dell'album può apparire piuttosto pretenzioso, quasi fosse simbolicamente allineato con un altro famoso lavoro di Ornette Coleman del 1958, Something Else !!!! che ribadiva, con ben quattro punti esclamativi, il sentore di novità assoluta di quell'album con il suo ruolo kerigmatico riguardo al free jazz. Nel caso dell'album di Owens, però, di veramente nuovo c'è poco. Si tratta di un lavoro piuttosto tradizionale, se vogliamo, dove comunque l'avvicendarsi di musicisti giovani a interpretare sia brani recenti che di altri famosi compositori – Cannonball Adderley, Roy Hargrove, Louis Armstrong, Jackie McLean, George Cables, Ray Bryant – comunica un senso di continuità spirituale con l'epoca dorata della musica jazz che, a quanto pare, è ben lungi dall'essere dimenticata. La materia musicale – di notevole spessore, data la caratura tecnica dei musicisti – è comunque superiore alla forma che resta ancorata a un modern mainstream, forse troppo vicina, data la scelta delle cover, ai patriarchi del jazz. Owens, dal canto suo, è un batterista non esageratamente impulsivo, direi più vicino all'arte della misura di un Joe Chambers che non all'incontinenza ferina di Art Blackey, ma con quest'ultimo condivide l'idea del tutoraggio verso i musicisti più giovani, dove il live concert diventa un mezzo di misura della propria arte e della capacità reciproca di dialogo strumentale. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che si è fatto un nome e una meritata fama soprattutto per aver suonato nel disco di Kurt Elling Dedicate to You, vincitore di un Grammy nel 2010 e in The Good Feeling del contrabbassista Christian McBride, che vinse un altro Grammy nel 2012.

 

A questo proposito, A New Beat è stato registrato presso il famoso e storico studio di Rudy Van Gelder nel New Jersy ma la presenza del pubblico non aiuta a far debita chiarezza. Non è specificato da nessuna parte, stando alle informazioni che possiedo attualmente, né del resto viene riportato sulle note di copertina, se si tratti di un live in studio, come forse è più probabile, o invece di un assemblaggio di brani cuciti insieme e provenienti da concerti diversi. L'album, di indubbio impianto classico nel suo essere vicino alla tradizione, sprizza energia e voglia di comunicare da tutti i pori, è arricchito da arrangiamenti complessi e lascia il dovuto spazio agli esecutori per mettersi giustamente in mostra, date le elevate capacità tecniche dei singoli. Evidentemente c'è stato uno scambio d'impressioni e di influenze reciproche tra il Maestro e i musicisti più giovani, perché si percepisce lo spirito collaborativo e quell'unità entusiastica d'insieme che funge da spartiacque tra un ottimo lavoro come questo e altri dominati invece dalla routine.

 

Vediamo ora chi sono tutti i musicisti partecipanti. Il primo gruppo di quattro elementi più giovani sono stati selezionati proprio all'interno della Julliard e sono Anthony Hervey alla tromba, l'anno scorso uscito con il suo debutto discografico prodotto proprio da Owens, Erena Terakubo al sax contralto, Tyler Bullock al pianoforte e Ryoma Takanega al contrabbasso. Accanto a loro troviamo Benny Benack III alla tromba, anch'egli con un album da titolare uscito nel 2023, Philipp Norris al contrabbasso, che ha suonato anche in The Power of the Spirit di Isaiah Thompson nel 2023, Sarah Hanahan al sax contralto, Luther Allison al pianoforte, con l'esperienza di un tour insieme a Samara Joy, e il cantante Milton Suggs.

 

Ulysses Owens Jr. & Generation Y - A New Beat

 

L'album si apre con Sticks, brano di Julian “Cannonball” Adderley e presente in Money in the Pocket, registrato originariamente live a Chicago nel 1966. Nello stesso anno la Capitol, l'etichetta discografica di Adderley, fece uscire un paio di singoli da questo concerto, tra cui il pezzo eseguito da Owens & C. ma fu solo nel 2005 che venne editato il concerto per intero. La band si presenta scintillante, esuberante, con un funky molto incisivo in cui si evidenziano i fiati di Benack III, Hanrahan e il piano di Allison. Il pezzo ha un tiro molto potente, con una linea melodica che ricorda Hancock. Mentre i fiati e soprattutto la tromba di Benack III si lanciano in apodittici assoli, quasi rabbiosi, Allison blueseggia tra le frasi portanti con un piano combusto al punto ottimale. C'è spazio anche per Norris e il suo contrabbasso, mentre il set di tamburi viene quasi strapazzato dalla foga di Owens. Niente da eccepire, davvero un ottimo biglietto da visita.

Better Days è invece opera dell'altro trombettista – o trombista, come amava dire Morricone – Anthony Hervey, che presentava originariamente questo brano nel suo primo lavoro Words From my Horn del 2023 ma che Owens ha voluto riproporre anche in questo caso. Dopo l'assolo moderatamente bluesy e discretamente morbido da parte dello stesso Hervey, segue a ruota l'esposizione della Hanahan che domina peraltro quasi tutto l'album con la sua sonorità un po' acida. Al piano, questa volta, c'è Bullock, che “boppeggia” con stile e scioltezza, ma chissà perché continuo a intravedere l'ombra di Hancock dietro le quinte.

London Towne – scritto con la “e” finale – è un pezzo di Benack III e qui il clima si ammorbidisce in un mid tempo sull'onda di una percussione velatamente latina. Questo brano deve piacere molto a Owens, che l'ha voluto non solo in questo album ma che è stato registrato anche con altre due sue formazioni, la Ulysses Owens Big Band e il New Century Jazz Quintet. Sia Benack III che la Hanahan ovattano maggiormente il suono dei loro strumenti e la sassofonista, con un suono più tranquillo, evidenzia maggiormente le sue qualità timbriche e di fraseggio, ricordando una sua altrettanto brava collega newyorkese, Lakecia Benjamin. I due strumentisti viaggiano in assolo e per brevi momenti mescolando le loro sonorità. Torna Allison al pianoforte con discrezione e grande controllo del tocco, muovendosi tra accordi aperti alla Garner e atmosfere screziate di blues.

 

Ulysses Owens

 

Until I see You di Allison è una gospel ballad introdotta da tenui armonie pianistiche. Il tema, molto dolce e delicato, vede l'esposizione della tromba di Hervey che subentra a Benack III nel duetto con la Hanahan. La musica si svolge in un'alternanza di pieni e di rarefazioni sonore tra cui fa bella figura di sé il cavernoso contrabbasso di Norris e l'armonico pianoforte dell'autore stesso. Ed è proprio quest'ultimo strumento, nonostante un finale all'insegna dell'incremento dinamico, a far sfiorire inaspettatamente il pezzo in un grappolo di note rarefatte e conclusive. Tutto sotto il controllo ritmico misurato col bilancino da parte di Owens, che qui si dedica maggiormente ai piatti.

Si procede poi con Soulful, brano di Roy Hargrove, reinterpretato dalla tromba di Hervey e introdotto da un tonico riff di contrabbasso. La traccia procede con affinità abbastanza simili al brano precedente, anche se qui vi è una maggior attenzione alla scansione ritmica e ai cambi della stessa: ascoltate ad esempio il battito del charleston nel set di batteria di Owens. Simile è anche il movimento pendolare tra improvvise deflagrazioni e successive contrazioni in una giostra dinamica di notevole interesse armonico. Gran lavoro di Allison al piano per mantenere cucita la trama orchestrale e naturalmente non si evita di menzionare l'intervento della tromba, mentre il sax contralto richiama Coltrane in qualche sporadico fraseggio. Comunque, due gran bei fiati in un brano complessivamente sfavillante.

Heart Full of Rhythm è un pezzo del 1935, che fu musicato e cantato da Louis Armstrong con il testo di Sammy Cahn. Le parole sono indicative un po' del periodo i cui la popolazione nera era in gran numero a tu per tu con una miseria umiliante: “Non ho scarpe ai piedi e niente da mangiare ma il mio cuore è pieno di ritmo...”. La ballata soul blues è cantata benissimo dalla voce ambrata e piena di vibrati di Milton Suggs che sembra rapita appositamente da quegli anni e teletrasportata fino ai giorni nostri. Devo dire che qui la Hanahan col sax contralto trova un assolo tra i suoi più belli, partecipato ed emotivamente intenso. Non è da meno Benack III con la sua tromba dai toni squillanti alla Gillespie.

Quando arriva Bird Lives, brano del 1988 di Jackie Mclean Quintet, tratto dall'album Dynasty, è il momento di dare libero sfogo a tutte le velleità bebop della band. Il ritmo si fa quasi strafottente, innescando una propulsione improvvisa e trascinante di rara potenza. La Hanahan stupisce per l'aggressività del sax che non fa rimpiangere McLean, Benack III sembra Clifford Brown, Allison evoca Bud Powell e Owens pare la reincarnazione di Art Blackey. Se però diamo un'occhiata al calendario, realizziamo di essere nel 2024 e non quasi quarant'anni fa, eppure la suggestione rétro è molto forte. Difficile sapere se tutto ciò sia un bene in assoluto, al di là dell'indubbio divertimento che, ad ogni modo, già di per sé non è cosa da poco.

Helen's Song è stata scritta da George Cables, pianista secondo me mai valutato in pieno secondo i suoi meriti. Il brano porta con sé una ventata di leggerezza, forse anche perché la traccia è trainata dai più giovani della Generation Y, quindi troviamo Hervey alla tromba, la Terakubo al contralto, Bullock al piano e Takanega al contrabbasso. Personalmente, vuoi anche per l'intrigante riff di pianoforte, è il brano che preferisco e che mi sembra arrangiato in modo più contemporaneo, rispetto ai precedenti.

 

Ulysses Owens

 

Owens & C. propongono un jazz aristocratico, almeno dal punto di vista dei riferimenti storici. Da un lato i numi tutelari dell'hard be-bop, dall'altro le fresche composizioni degli intraprendenti musicisti che accompagnano Owens stesso. Tra fraseggi sanguigni e momenti più riflessivi, il focus emotivo si concentra comunque sul passato, quasi a voler cercare profili più rassicuranti, inseguendo un cifrario espressivo, dobbiamo dirlo, poco contemporaneo. Tuttavia, la pars costruens di A New Beat lascia intravedere le enormi potenzialità di tutti gli elementi della band e sfoggia l'eleganza armonica dei tempi migliori della storia del jazz. Su tutti lo sguardo omnicomprensivo di Owens, che ringrazia i suoi maestri a colpi di bacchettate sui tamburi, ben sapendo che ora toccherà a lui la responsabilità di star dalla parte dei mentori.

 

Ulysses Owens Jr. & Generation Y

A New Beat

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di Riccardo
Talamazzi
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